Nel mio corso di fotografia creativa sono sempre alla ricerca di esempi pratici per dimostrare che la fotografia non è tanto questione di “strumenti” quanto più di linguaggio.
Spesso accade che questi siano esempi comuni come le foto di viaggio di un teenager di oggi (non meno di 10Gb in 3543 immagini) che a fine vacanza chiede ai suoi amici la consueta “chiavetta” con i rimanenti 160Gb di 25.356 immagini dei loro 3 giorni passati a Parigi low cost.
Che qualcosa non va bene lo si capisce nel momento in cui nel gruppo di amici non c’è realmente nessuno che abbia visto tutte le foto. Per non parlare del fatto che non potrà mai esistere un album che le possa contenere e quindi ne consegue una necessaria (e abbondante) selezione, se di quel viaggio ne si vuole fare un ricordo tangibile e trasformarlo magari in un buon regalo per Natale.
Ma chi ci prova? Chi se la sente di eliminare la foto dell’amico? E il tempo per farlo? “Mi dispiace, sto ancora lavorando sulle foto della vacanza dell’estate scorsa”. Vogliamo poi parlare della sensazione strana che c’è quando si scopre che gli altri 4 amici hanno fotografato tutti per un buon 90%, gli stessi, identici soggetti.
Nasce Hipstamatic disposable camera, dai creatori del famosissimo Hipstamatic, un’idea semplice basata sul fotografare con una fotocamera su un semplice “rullino digitale condiviso” da 24 pose.
Immaginate di partire per le vacanze con una sola fotocamera e condividerla con gli amici.
Niente di meglio per raccontare la stessa storia ma da diversi punti di vista
Bello per tante piccole importanti sfumature:
1) non è possibile vedere subito cosa si è fotografato. Questo aiuta a correggere quel gesto ormai entrato nell’abitudine di tutti che distoglie gli occhi dalla scena per controllare il risultato sul retro della fotocamera. Ma soprattutto ci regala nuovamente il senso dell’attesa e della sorpresa:
chiamatemi romantico, ma ad oggi quando scarico le fotografie delle vacanze sul mio pc la mia compagna le ha già viste almeno 4 volte, e di rivederle già si parla di noia ( e non sto parlando di un servizio fotografico professionale dove ho un’esigenza sul risultato finale)
2) il numero è finito: 24. Questo aiuta la selezione, che semplicemente viene fatta a monte, aiutando a non ingrassare l’industria elettronica ed evitando di dover comprare dispositivi sempre più potenti o veloci solamente per dover gestire le foto delle vacanze. Ogni scatto è pensato, voluto. E vi assicuro che anche scomodando la statistica si ottengono risultati migliori così piuttosto che nello sperare che in 25.356 fotografia ce ne siano un paio di buone.
3) una volta terminato il gioco, il risultato è subito pronto. Già, 24 fotogrammi, una storia condivisa, veloce da vedere, pratica da trasformare in un album e piacevole da riguardare.
Insomma ecco l’ennesimo esempio di come degli apparenti limiti siano in realtà un modo per sviluppare la creatività e il divertimento, mantenendo coerenza narrativa e migliorando di fatto la qualità del risultato finale.
Un breve video disponibile anche sul sito ufficiale ne racconta l’essenza, buona visione!






